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Il lessico della prasseologia, dai termini-simbolo alle categorie analitiche. Cerca un termine o filtra per capitolo.
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Categoria analitica e oggetto di studio della svolta prasseologica: insieme organizzato e riconoscibile di catene di azioni (doings and sayings), diffuse nello spazio e nel tempo, tenute insieme da elementi condivisi visibili e invisibili.
Espressione di Ortner: "pratica" non è una teoria né un metodo, ma un simbolo che raccoglie un lessico disperso (praxis, azione, interazione, attività, esperienza, performance) e un orientamento comune di ricerche diverse.
Idea, evocata da Ortner con la metafora della fotografia, secondo cui non esiste (e forse non deve esistere) una teoria unitaria della pratica, ma un'immagine d'insieme che emerge lentamente da contributi eterogenei.
L'"identità condivisa" tacita che renderebbe una pratica "sociale"; per Turner è problematica perché non è osservabile né localizzabile empiricamente, da cui il problema della sua localizzazione (location of sameness).
Concetto di abitudine individuale a cui Turner ripiega quando giudica insolubile la sameness: una continuità di comportamenti osservabile nel singolo, senza postulare un'entità condivisa tra più soggetti.
In Pickering, l'intreccio in tempo reale di performance umane ed elementi materiali; la pratica come effetto emergente di una "dialettica di resistenza e accomodamento" (danza dell'agency).
In Gherardi, il sapere e l'ordine sociale come esito dei molteplici modi di fare situati e in continuo divenire; ciò che si osserva non è una "pratica" come entità, ma un flusso di esecuzioni situate.
Proposta di Schatzki: un unico livello del sociale (il "sito") in cui coesistono fasci di pratiche e configurazioni materiali, senza ricorrere a livelli individuali o istituzionali.
I quattro elementi costitutivi della pratica in Schatzki: la dimensione procedurale tacita; l'intreccio di emozioni e motivazioni; valori e saperi condivisi del contesto; e le regole esplicite formulate su testi.
Le pratiche si manifestano come bundles di nessi di doings and sayings combinati con material arrangements (oggetti, ambienti, strumenti) che insieme costituiscono i siti sociali.
Sezioni di intrecci di fasci di pratiche e materiali responsabili dei fenomeni di larga scala; lo spazio sociale come plenum (trama complessiva) di ciò che si manifesta come pratica, variabile per densità ed estensione.
Il praticante come portatore delle proprietà ordinate e condivise della pratica: partecipando, è chiamato a "portare avanti" la struttura organizzativa della pratica ("niente persone, niente pratiche" e viceversa).
Continua riattivazione performativa di un particolare insieme di movimenti e suoni riferiti a determinati oggetti materiali, capaci di generare sentimenti ed emozioni condivise e quindi credenze riconoscibili e coercitive entro una cerchia di riconoscimento.
Attività sensuale, materiale e rivoluzionaria evocata da Marx nelle Tesi su Feuerbach; per l'autore va intesa come lotta di classe e campo empirico di applicazione di una attività teorica, non come anticipazione di un'epistemologia prasseologica.
Termine tedesco (dal verbo tragen: supportare, portare, sostenere, indossare) per il "portatore" della pratica; ha una doppia accezione, come entità distinguibile dal contenuto (carrier) e come supporto costitutivo coestensivo (colonna portante).
Tassonomia weberiana: i sacerdoti portano e riproducono ordini istituzionali pre-esistenti, i profeti – grazie al carisma auto-costitutivo – portano rottura, innovazione e nuove visioni del mondo, costituendo nuovi ordini.
Distinzione (Therborn su Marx): la prima analizza l'individuo che sceglie tra fini secondo valori; la seconda analizza il processo oggettivo che organizza socialmente risorse e soggetti secondo una distribuzione asimmetrica.
Principio organizzativo oggettivo dello scambio capitale/lavoro in Marx; consente di considerare soggetto e contesto come risultati di un medesimo processo dell'agire e introduce nella pratica la questione del potere.
"Visione del mondo" weberiana, risorsa simbolica che i Träger (profeti) sono in grado di "portare", legittimare e diffondere come condotta di vita (Lebensführung) condivisa, in opposizione a visioni alternative.
Cifra dell'opera di Durkheim secondo Lemieux e Karsenti: la forza sociale non è un principio trascendente autonomo ma è immanente all'agire, generata dall'interno delle attività corporee e linguistiche pubbliche e per ciò coercitiva.
Estratte da Durkheim: (1) l'accordo nasce da stessi movimenti e suoni verso uno stesso oggetto; (2) gli stati interiori diventano comuni solo esteriorizzandosi in movimenti omogenei e osservabili; (3) le rappresentazioni vanno costantemente riattivate e rievocate.
Soluzione durkheimiana (Lemieux) al problema della sameness: l'origine delle credenze collettive è ancorata a una morfologia sociale storicamente determinata – "la classificazione delle cose riproduce la classificazione degli uomini"; le prime categorie logiche sono di origine extralogica.
Le due letture della teoria durkheimiana (terminologia di Rawls): l'ordine costitutivo (Rawls) accentua la terza premessa, la performance che riattiva in tempo reale; l'ordine istituzionale (Karsenti) accentua la seconda, l'esteriorizzazione come idealizzazione oggettiva.
Quadro che tiene insieme, in un unico modello analitico, la dimensione performativa e trasformativa (riattivazione) e quella regolatrice e riproduttiva (idealizzazione/istituzione) della pratica, riprendendo l'intuizione marxiana e il confronto Rawls–Karsenti.
La componente tacita e invisibile dell'agire sociale che rende possibile la pratica; il capitolo ne indaga la socio-genesi rituale, distinguendola dall'interiorizzazione di schemi routinari e dalla riduzione cognitiva o individualistica.
L'identità condivisa e omogenea che rende "sociale" una pratica e che deve essere trasmessa tra i praticanti; il problema posto da Turner, qui risolto su base rituale come continua produzione (Garfinkel) o anticipazione (Bourdieu).
Il ristretto gruppo di teorici (Ortner, Turner, Schatzki e riferimenti come Giddens, Bourdieu, Garfinkel) che pone la pratica al centro dell'analisi culturale, accomunato dall'opposizione alle spiegazioni individualistiche e comportamentali dell'agire.
La vicenda filosofica che, da Aristotele (praxis/phronesis) alle riletture novecentesche di Heidegger e Marx, valorizza il sapere pratico; secondo l'autore non è il riferimento adeguato per la svolta prasseologica perché tradisce l'orientamento empirico al movimento del corpo.
In Bourdieu, la storia incarnata sotto forma di disposizioni durature; sistema di schemi di percezione, valutazione e azione che incorpora la struttura dello spazio sociale e consente l'anticipazione pratica del mondo.
Tesi bourdieusiana per cui il mondo sociale esiste come distribuzione oggettiva di poteri materiali (campi) e come rappresentazione simbolica incarnata (habitus); la pratica è il luogo empirico della loro corrispondenza.
Concetto bourdieusiano che riassume la prasseologia retrospettiva: il corpo socializzato, costantemente tardivo rispetto allo spazio, recupera lo scarto temporale grazie all'habitus, che gli fa già occupare il punto dove "cadrà la palla".
In Garfinkel, la proprietà delle espressioni e condotte ordinarie di essere empiricamente osservabili e reciprocamente rendicontabili; elemento centrale dell'analisi etnometodologica, generato indipendentemente dalle caratteristiche personali.
Punto di partenza empirico di Garfinkel: il carattere situato e dipendente dal contesto di espressioni e movimenti umani, la cui indeterminatezza diventa una risorsa positiva da gestire attraverso la riflessiva produzione locale di intelligibilità.
Concetto dell'ultimo Garfinkel: azioni costruite prospetticamente che, mossa dopo mossa, fabbricano in tempo reale le regole e la loro "validità prasseologica"; richiedono di "invertire le lenti" rispetto alla ricostruzione retrospettiva.
Strategia analitica ricavata dal confronto Bourdieu-Garfinkel: la pratica come gioco senza creatore (playability), studiabile con una doppia lente: il game come ordine istituzionale (storia e regole) e il play come ordine costitutivo (improvvisazione situata).
I due poli dell'analisi duale: l'ordine istituzionale (Bourdieu) sono le regolarità incorporate e date per scontate ricostruite retrospettivamente; l'ordine costitutivo (Garfinkel) è l'ordine negoziato ed emergente prodotto prospetticamente in tempo reale.
Seconda obiezione di Turner (1994) alla teoria della pratica: come la sameness di una pratica possa conservarsi (o trasformarsi) nello spazio e nel tempo, oltre il momento contingente in cui viene performata dai praticanti.
Distinzione con cui Domaneschi scioglie l'aporia di Turner: individuare la sameness non significa cercarne una collocazione materiale in un luogo sociale (localizzazione), ma analizzare come essa sia condivisa intersoggettivamente nel gioco rituale quotidiano.
Obiettivo analitico centrale dell'approccio: la capacità di alcuni gruppi di pratiche di imporsi su altri, subordinandoli o marginalizzandoli, spiegando così la verticalità della diseguaglianza su un piano orizzontale di pratiche.
Figura, di matrice weberiana e marxiana, del "portatore"/supporto della pratica: conserva la doppia veste di importatore di un ordine istituzionale e di supporto generativo di nuove associazioni, mediando il rapporto tra practical e general understandings.
Tipologia dei portatori: sacerdotali importano e stabilizzano un ordine istituzionale consolidato (es. il Re Sole); profetici segnano una discontinuità e costituiscono un ordine nuovo (es. i corpi docili di Foucault); occasionali supportano una comprensione legata all'ordine costitutivo, senza normatività formalizzata (fare la coda, fumare).
Comprensione pubblica ("cultura del gioco": significati disponibili a livello sociale) e comprensione pratica ("cultura dei giocatori": comprensione tacita dei singoli partecipanti); il loro reciproco passaggio è il fuoco analitico del capitolo.
Categoria foucaultiana (1977) di rete eterogenea che comprende discorsi, istituzioni, architetture, leggi e decisioni normative; rispetto al "discorso" (solo enunciati) include comportamenti non discorsivi e materiali, ed è il momento operativo del potere disciplinare.
Nozione eliasiana (2004) che lega dimensione temporale e spaziale agli effetti simbolici del potere; il potere "di far vergognare" prodotto dalla socializzazione di lungo periodo è incorporato nelle strutture della personalità e trasportato oltre il momento dell'interazione.
Espressione di Coulter (1996): i fenomeni macro (Stati, città, ecc.) si rendono osservabili nella veste di categorie mobilitate nel momento della pratica, evitando sia di sussumere la pratica sotto la macrostruttura sia di considerarla onnirilevante.
Coppia concettuale di Latour (2005): gli intermediari trasportano significato senza trasformarlo (importano un ordine dato), i mediatori modificano i significati nel passaggio, producendo esiti indeterminati e supportando la costituzione di nuovi ordini.
Cuore della "sociologia della capacità pratica": l'analisi della capacità di una o più pratiche di orientare, dirigere e governare le risorse e le altre pratiche; il vocabolario si sposta dal possesso di agency alla capacità di giocare (playability).
Esito dell'approccio prasseologico radicale: la domanda passa da "come cambia una pratica" a quella sulla capacità di particolari pratiche, entro il plenum sociale, di operare come agenti di trasformazione che orientano e governano altre pratiche.
Definizione schatzkiana della pratica come rete di legami tra elementi umani e materiali distribuiti su un'ontologia flat; la vita sociale come fasci e costellazioni di pratiche.
Gamma di fini, progetti e compiti dotati di normatività e gerarchicamente ordinati, combinati in vari gradi con emozioni e stati d'animo, che tiene insieme una pratica (Schatzki).
Movimento analitico (Nicolini) che stringe sull'emergere di una singola pratica o allarga verso costellazioni di fasci e apparati istituzionali.
Espressione di Rouse: schema di interrelazioni tra performance reciprocamente accountable rispetto a poste in gioco comuni, la cui corretta formulazione è in discussione dentro la pratica.
Coppia di Rouse: il regolarismo (Schatzki) definisce la pratica per regolarità di elementi costitutivi; il normativismo la definisce per le valutazioni normative di correttezza mobilitate dai partecipanti.
La prospettica (Rouse) coglie la pratica come orientamento reciproco verso un futuro; la retrospettiva (Schatzki) ricostruisce l'unità della pratica dai suoi elementi costitutivi.
Coppia di Swidler: le pratiche ancoranti sostengono o costituiscono una regola costitutiva entro un campo d'azione, governando le pratiche ancorate.
Norma normata che vige in uno specifico campo d'azione e definisce che cosa siano le pratiche e il loro sfondo (avvicinabile a nomos, definizione della situazione, regime di verità).
Termine schatzkiano per la totalità delle pratiche presenti sulla scena sociale; Swidler ne contesta l'appiattimento orizzontale a favore di asimmetrie gerarchiche.
Capacità di giocare verso cui si sposta il vocabolario prasseologico della seconda generazione, in luogo del possesso di una capacità di agire (agency).
Esito proprio della svolta prasseologica: non una teoria di tutte le pratiche (ogni gioco è diverso), ma la possibilità di costruire una teoria per ciascun gioco, ridescrivendolo per comparazione con un altro gioco già noto.
Problema sociologico della genesi sociale del sapere pratico condiviso che rende "sociale" una pratica; si spiega in chiave routinaria (un unico plenum di pratiche) o rituale (ordine costitutivo e ordine istituzionale entro un'euristica del gioco).
Quesito di Turner sulle cause della stabilità e della trasformazione di una pratica nel tempo: se siano interne (endogene) all'organizzazione della pratica o esterne (la mente dei soggetti, le logiche istituzionali e strutturali).
Nozione dalla doppia valenza che sostiene l'approccio duale: il portatore opera come im-portatore di un ordine istituzionale (un senso del gioco già costituito) e, insieme, come sup-portatore di un ordine costitutivo generato prospetticamente dalle singole giocate.
Strategia analitica che legge le pratiche come "giochi giocati in campi da gioco" e mantiene un approccio duale tra ordine costitutivo (le singole giocate) e ordine istituzionale (il senso del gioco), ciascuno quadro di controllo dell'altro.
Spostamento epistemologico che lascia sullo sfondo la dimensione processuale di costruzione dei significati (e la sua intenzione de-costruttiva) per dare centralità alle procedure di ri-costruzione e tessitura di un insieme di pratiche.
Modalità analitica attenta sia ai criteri trans-situazionali e non osservabili che ordinano gli elementi visibili (Bourdieu) sia ai dettagli situati e visibili che danno forma alle catene di azioni nel loro dispiegarsi (Garfinkel).
Espressione di Pickering (1995): l'epistemologia, tipica della tradizione occidentale, che pretende di rappresentare in forme codificate (narrative, matematiche, simulative) il dispiegarsi performativo del sociale; la prasseologia mira a superarla restituendo la logica della pratica.
Aporia per cui, nel momento in cui ci si appresta a spiegare una pratica, si è già fuori dalla sua logica; impone il bivio tra il silenzio wittgensteiniano e strategie empiriche (osservative e testuali) capaci di abitare e mantenere vivo il paradosso.
Approccio metodologico (Schmidt, Volbers, 2011; Nicolini, 2017) che osserva e ri-descrive l'ordine culturale delle pratiche, traducendo la logica pratica in overview di varie forme (generalizzazione statistica, visualizzazione grafica, narrazione metaforica), in modalità comparativa tra giochi.
Distinzione parallela a quella tra sociologia della pratica e prasseologia: l'etno-grafia osserva e ri-descrive la cultura dei soggetti (o gruppi di soggetti); la prasseo-grafia osserva e ri-descrive l'ordine culturale della pratica (o gruppi di pratiche).
Immagine conclusiva del volume: danza e combattimento (le domande di Latour e Bourdieu) sono due modi di guardare a uno stesso gioco; la "forza" che la sociologia ha chiamato cultura diventa descrivibile guardando alle attività sotto forma di pratiche sociali.