Capitolo 4 · pp. 123–157
La cultura in pratica
Cosa fatta, capo ha. — Proverbio
Abstract
Il capitolo affronta la seconda grande obiezione di Turner alla teoria della pratica, il "problema della persistenza" (e della trasformazione) dell'ordine condiviso, mostrando come la nozione di Träger (portatore) permetta di spiegare la differenziazione sociale tra gruppi di pratiche e la distribuzione asimmetrica del potere. Attraverso un confronto con autori di "prima generazione" (Foucault, Elias, Sacks, Coulter, Latour), Domaneschi articola tre modalità empiriche di analisi dei portatori (corpi, categorie, materiali) e tre tipi di Träger (sacerdotali, occasionali, profetici), proponendo così una "sociologia della capacità pratica" capace di tenere insieme comprensione pratica (practical understandings) e comprensione pubblica (general understandings) su un unico piano di analisi.
In sintesi
Il capitolo riprende il filo dei due precedenti per affrontare la seconda questione critica posta da Turner (1994): non più il "problema della trasmissione" (risolto su basi rituali nel capitolo terzo), ma il "problema della persistenza", ossia come una pratica conservi e trasformi nel tempo la propria sameness al di là del momento contingente in cui viene performata. Domaneschi mostra che Turner resta bloccato perché sovrappone la questione della "localizzazione" con quella della "condivisione": una volta separati i due piani, individuare la sameness non significa cercarne un contenuto ontologico invariabile collocato in un luogo sociale, bensì analizzare come una costellazione di elementi materiali, corporei e discorsivi venga tenuta insieme e riconosciuta intersoggettivamente. Il problema diventa allora propriamente sociologico: in un'ontologia piatta fatta di pratiche su un medesimo piano orizzontale, come spiegare la verticalità della diseguaglianza e la distribuzione asimmetrica delle risorse? La risposta passa dal differenziale di forza tra gruppi di pratiche.
Il nodo è quindi quello della teoria del potere. Già Ortner (1984) aveva indicato due cornici alternative: quella marxiano-gramsciana del potere come meccanismo egemonico di controllo e riproduzione dei confini simbolici, e quella di matrice antropologica (Sahlins) del potere come meccanismo produttivo di nuovi oggetti sociali tramite l'introduzione di nuovi elementi. La svolta prasseologica ha spesso privilegiato una lettura connessionista e performativa del potere (costellazioni, assemblaggi/agencement, connessioni: Schatzki, Gherardi, Shove), che però, come nota Giustini (2023), lascia scoperto il lavoro che il "senso del gioco" esercita sulle singole giocate; altri parlano invece di "architetture di pratiche" (Kemmis) o "formazioni teleoaffettive" (Welch). Si riapre così la dicotomia tra principi di classificazione che tengono insieme un ordine istituzionale (Bourdieu, Elias, Foucault) e pragmatica dell'assemblaggio legata all'ordine costitutivo (Latour, Butler). La sfida della svolta prasseologica è costruire uno strumento capace di ricomporre queste dimensioni, spiegando come i practical understandings vengano "portati fuori" e diventino general understandings, e viceversa come i general understandings vengano "messi in gioco" nella singola pratica.
Lo strumento che permette di tenere insieme le due prospettive sul potere è la nozione di Träger, "portatore" della pratica, che conserva una doppia veste di importatore e di supporto: da un lato importa nella pratica un ordine istituzionale e i relativi significati pubblici (Träger sacerdotali), dall'altro genera nuove associazioni introducendo nuovi elementi portanti (Träger profetici). Studiando come queste figure vengono coinvolte nel gioco, le macro-strutture istituzionali non risultano né assenti (come nell'etnometodologia) né onnirilevanti (come nel bourdieusismo): il potere non è né apparato ideologico di Stato (Althusser) né forza molecolare diffusa (Deleuze-Guattari), ma si manifesta sempre attraverso la pratica, che resta, come dice Schatzki, il contesto costitutivo entro cui il potere si dà. Domaneschi individua quindi tre modalità di analisi empirica dei Träger: la genesi storico-genealogica del loro emergere o scomparire, le categorie con cui vengono definiti pubblicamente, e la circolazione della loro componente materiale.
La prima via è storico-retrospettiva: i corpi dei praticanti come Träger che mettono in circolazione la comprensione pratica. Foucault (1975), con il metodo genealogico, mostra la discontinuità con cui un gruppo di pratiche di sorveglianza sostituisce quelle punitive, generando "nuove oggettività" come il carcere e il detenuto: i corpi "docili" assoggettati sono Träger profetici che costituiscono un ordine nuovo, e la sua categoria di "discorso" viene corretta in chiave prasseologica con quella di "dispositivo" (rete eterogenea di enunciati, comportamenti non discorsivi e architetture). Elias (1980), specularmente, spiega la persistenza: attraverso il rituale del lever e l'etichetta di corte mostra come la nobiltà riproduca la gerarchia, con Luigi XIV come Träger sacerdotale per eccellenza, che "porta" con sé il sapere pubblico su cui si regge la società di corte. Centrale è la "figurazione radicata" e la dimensione affettiva: il potere "di far vergognare" trasporta l'autoregolazione emotiva al di là del momento dell'interazione, tanto che il nobile si vergognerebbe a varcare la soglia anche senza testimoni.
La seconda via, prospettica, sposta l'analisi sulle categorie di appartenenza mobilitate in tempo reale (Sacks): la conoscenza pratica è "immagazzinata e trasportata" in collezioni di categorie, e Coulter (1996) ne ricava l'"istanziazione prasseologica dei fenomeni macrostrutturali", introducendo i Träger occasionali, legati all'ordine costitutivo e non a normatività istituzionali formalizzate (fare la coda, fumare, acquistare). Jayyusi e Sudnow mostrano come gerarchie e standard valutativi siano disponibili "solo nella e attraverso la pratica specifica". La terza via, infine, è quella della materializzazione (Latour, ANT): oggetti e materiali dotati di agency operano come intermediari (importano un ordine già dato) o mediatori (trasformano i significati, costituendo nuovi ordini), illustrati dall'esempio dell'"uomo armato" e della marionetta. Il capitolo si chiude proponendo una "sociologia della capacità pratica": l'Analitica dei Träger (Tab. 5) incrocia i tre supporti (corpi, categorie, materiali) con i tre tipi (sacerdotali, occasionali, profetici), spostando la domanda da "come cambia una pratica" a "il cambiamento come pratica", ossia alla capacità di alcune pratiche di governarne altre nel plenum sociale.
Struttura
4.1 La forza della pratica e il tema del potere
- Riprende il "problema della persistenza" di Turner: come la sameness di una pratica possa conservarsi nel tempo oltre il momento contingente della performance; Turner resta bloccato perché confonde "localizzazione" e "condivisione".
- Separati i due piani, il problema diventa sociologico: in un'ontologia piatta di pratiche su un piano orizzontale (Schatzki), come spiegare la verticalità della diseguaglianza e la distribuzione asimmetrica delle risorse? La risposta è il differenziale di forza tra gruppi di pratiche.
- Ortner aveva già indicato due teorie del potere: quella egemonica (marxiano-gramsciana, confini simbolici) e quella produttiva (Sahlins, introduzione di nuovi elementi); ne discendono letture connessioniste/performative (costellazioni, assemblaggi, connessioni) e letture normative (architetture di pratiche, formazioni teleoaffettive).
- Si riapre la dicotomia tra principi di classificazione di un ordine istituzionale (Bourdieu, Elias, Foucault) e pragmatica dell'assemblaggio di un ordine costitutivo (Latour, Butler); l'euristica del gioco la traduce nel rapporto tra "cultura del gioco" (general understandings) e "cultura dei giocatori" (practical understandings) (Tab. 4).
- La nozione di Träger, con la doppia veste di importatore (Träger sacerdotali) e di supporto generativo (Träger profetici), permette di tenere insieme le due teorie del potere, evitando sia l'assenza etnometodologica sia l'onnirilevanza bourdieusiana della macrostruttura.
4.2 I Träger della pratica
- Si individuano tre modalità ricorrenti di riproduzione e trasformazione della comprensione pratica, corrispondenti a tre supporti dei Träger: i corpi (analisi storico-genealogica), le categorie (analisi sequenziale-prospettica) e i materiali (circolazione della componente materiale).
- Analizzare queste tre modalità di trasporto e circolazione della sameness significa entrare nel cuore del problema della differenziazione sociale tra pratiche: capire perché alcune pratiche prevalgono e ristrutturano l'ordine condiviso mentre altre restano marginali o vengono riassorbite.
- Le tre vie corrispondono ad autori di "prima generazione" non esplicitamente prasseologici (Foucault ed Elias per i corpi; Sacks e Coulter per le categorie; Latour per i materiali), riletti come fornitori di strumenti per l'analisi empirica dei portatori.
4.2.1 Storicizzare l'ordine istituzionale della pratica
- Analisi storico-retrospettiva in cui sono i corpi dei praticanti a fungere da Träger, trasportando la comprensione pratica attraverso disposizioni corporee motorie, cognitive e affettive (esempi: Bourdieu, Elias, Foucault, De Certeau, Chartier).
- Potere disciplinare e metodo genealogico (Foucault, 1975): la nascita della prigione come discontinuità in cui pratiche di sorveglianza sostituiscono quelle punitive, generando "nuove oggettività"; i corpi docili sono Träger profetici che costituiscono un ordine nuovo.
- La categoria di "discorso"/"pratiche discorsive" viene corretta in chiave prasseologica con quella di "dispositivo": rete eterogenea di enunciati, comportamenti non discorsivi e architetture, momento operativo del potere disciplinare e punto di incontro tra teoria del potere e teoria della pratica.
- Potere di configurare e dimensione affettiva (Elias, 1980): il rituale del lever e l'etichetta di corte stabilizzano un ordine istituzionale; Luigi XIV è il Träger sacerdotale per eccellenza che "porta" con sé il sapere pubblico della società di corte.
- La "figurazione radicata" e il potere "di far vergognare" mostrano come la dimensione affettiva trasporti l'autoregolazione emotiva oltre il momento dell'interazione: il nobile si vergognerebbe a varcare la soglia della stanza del Re anche se nessuno lo vedesse.
4.2.2 Categorizzare la pratica e il suo ordine costitutivo
- Modalità prospettica che considera le categorie di appartenenza (Sacks, 2010) come depositari e veicoli (Träger) della conoscenza pratica, mobilitate come risorse in tempo reale nello svolgimento sequenziale della pratica.
- La "teoria pratica" dei membri (Sacks, con debito verso Wright-Mills e i "vocabolari di motivi") riconcilia il fare e il dire attraverso "collezioni di categorie"; alcune attività sono category-bound, altre restano potenzialmente aperte.
- Träger occasionali (Coulter, 1996): l'"istanziazione prasseologica dei fenomeni macrostrutturali" rende osservabili Stati, città, ecc. come categorie mobilitate nella pratica (sindaco, presidente, papa); i Träger occasionali sono legati all'ordine costitutivo, non a normatività istituzionali (fare la coda, fumare, acquistare).
- Struttura sequenziale della pratica (Jayyusi 1984, Sudnow 1972): gerarchie e standard valutativi si costruiscono proceduralmente e sono disponibili "solo nella e attraverso la pratica specifica", al momento della loro istanziazione.
- Il limite del metodo prospettico è la questione delle "categorie rivoluzionarie" (Sacks; Hacking, making up people): chi amministra la produzione e l'applicazione delle categorie, che rinvia di nuovo al problema della trasformazione affrontato da Foucault.
4.2.3 Materializzare la pratica
- Terza via alla persistenza: la comprensione pratica depositata e trasportata attraverso la materializzazione, con riferimento a Bruno Latour e all'Actor-Network Theory.
- Oggetti e materiali sono dotati di agency: l'introduzione di nuovi elementi materiali (in linea con Sahlins) produce nuove entità collettive; l'esempio dell'"uomo armato" mostra l'agente "ibrido" come prodotto della "traduzione" di un programma d'azione nell'altro.
- Tipologia dei Träger materiali: "intermediari" (trasportano significato senza trasformazione, importano un ordine dato) vs "mediatori" (modificano i significati, supportano la costituzione di nuovi ordini, operando come Träger occasionali o profetici).
- L'esempio della marionetta: l'oggetto non è causa autonoma ma nodo di connessione; da intermediario stabilizza una "cultura del gioco", da mediatore diventa "occasione affinché altre cose comincino ad agire".
- La proposta di Latour si fonda su una teoria del potere di tipo pragmatico (non egemonico come in Foucault ed Elias) e su un'ontologia flat a "geometria variabile", in cui l'unica unità d'analisi è il costante divenire dei collettivi.
4.3 Sociologia della capacità pratica
- Rispondendo alle due critiche di Turner (sameness e persistenza), la "pratica sociale" diventa categoria analitica; tre punti fermi: la pratica non si riduce a un'azione individuale ma copre l'intreccio di molteplici agency (corpi, categorie, materiali).
- Le teorie della pratica hanno un "carattere strutturalista" (Schatzki) pur trattando elementi processuali e indeterminati, ma senza ricondurli a sistemi astratti o enti istituzionali; permettono di studiare la differenziazione sociale su base pratica anziché individuale o istituzionale.
- Al cuore dell'approccio c'è l'analisi della capacità pratica di orientare e governare risorse: l'idea di una o più pratiche capaci di governare altre, esaminabile empiricamente tramite dispositivo, configurazione, istanziazione e ibrido.
- L'Analitica dei Träger (Tab. 5) incrocia i tre supporti (corpi, categorie, materiali) con i tre tipi (sacerdotali, occasionali, profetici): es. Elias/De Certeau/Foucault per i corpi, Sacks/Sacks/Hacking per le categorie, Latour/Miller/Latour per i materiali.
- Il Träger ricompone le due teorie del potere di Ortner e ridefinisce il classico rapporto micro/macro su un unico livello (la pratica), rendendo osservabile il potere della macrostruttura senza violare la premessa del suo manifestarsi all'interno della pratica; il vocabolario si sposta da agency a playability.
4.4 Conclusioni
- Il plenum delle pratiche (Schatzki) e il loro intrecciarsi in fasci e costellazioni non implica indifferenza gerarchica: i raggruppamenti su base pratica prevedono rapporti di forza, per cui alcune pratiche "fanno" più di altre e ne governano altre subordinate.
- La differenziazione su base pratica non comporta necessariamente un'unica pratica dominante (come lo Stato in Bourdieu o Elias): i rapporti di forza sono in continuo movimento e possono esistere zone del sociale prive di rapporti di dominio (de Certeau).
- Un approccio prasseologico radicale sposta la domanda da "come cambia una pratica" a "il cambiamento come pratica", cioè alla capacità di alcuni gruppi di pratiche di operare come agenti di trasformazione e di governare gli altri nel plenum sociale.
Punti chiave
- Il capitolo affronta la seconda critica di Turner: il "problema della persistenza" (e trasformazione) della sameness di una pratica oltre il momento contingente della performance.
- Turner resta bloccato perché sovrappone "localizzazione" e "condivisione": separati i due piani, il problema diventa quello sociologico della verticalità della diseguaglianza in un'ontologia piatta di pratiche.
- L'obiettivo analitico centrale è il differenziale di forza tra gruppi di pratiche, ossia la capacità di alcune pratiche di imporsi, subordinare o marginalizzare altre.
- Ortner aveva indicato due teorie del potere: egemonica (marxiano-gramsciana, classificazione/confini simbolici) e produttiva (Sahlins, introduzione di nuovi elementi).
- La nozione di Träger (portatore) tiene insieme le due teorie del potere grazie alla doppia veste di importatore (sacerdotale) e supporto generativo (profetico).
- Tre modalità empiriche di analisi dei Träger: i corpi (analisi storico-genealogica), le categorie (analisi sequenziale-prospettica) e i materiali (circolazione materiale).
- Foucault e il dispositivo: i corpi docili come Träger profetici che costituiscono nuove oggettività (carcere, detenuto) tramite il potere disciplinare; il dispositivo unisce enunciati, comportamenti e architetture.
- Elias e la figurazione radicata: Luigi XIV come Träger sacerdotale; il potere "di far vergognare" trasporta l'autoregolazione affettiva oltre il momento dell'interazione.
- Coulter e l'istanziazione prasseologica: i fenomeni macrostrutturali si rendono osservabili come categorie mobilitate nella pratica; nascono i Träger occasionali legati all'ordine costitutivo.
- Latour e l'ANT: oggetti dotati di agency operano come intermediari (importano un ordine) o mediatori (costituiscono nuovi ordini); marionetta e "uomo armato" come esempi.
- L'Analitica dei Träger (Tab. 5) incrocia tre supporti (corpi, categorie, materiali) e tre tipi (sacerdotali, occasionali, profetici), unificando micro e macro sul solo livello della pratica.
- La "sociologia della capacità pratica" sposta la domanda da "come cambia una pratica" a "il cambiamento come pratica" e il vocabolario da agency a playability.
Glossario del capitolo
Seconda obiezione di Turner (1994) alla teoria della pratica: come la sameness di una pratica possa conservarsi (o trasformarsi) nello spazio e nel tempo, oltre il momento contingente in cui viene performata dai praticanti.
Distinzione con cui Domaneschi scioglie l'aporia di Turner: individuare la sameness non significa cercarne una collocazione materiale in un luogo sociale (localizzazione), ma analizzare come essa sia condivisa intersoggettivamente nel gioco rituale quotidiano.
Obiettivo analitico centrale dell'approccio: la capacità di alcuni gruppi di pratiche di imporsi su altri, subordinandoli o marginalizzandoli, spiegando così la verticalità della diseguaglianza su un piano orizzontale di pratiche.
Figura, di matrice weberiana e marxiana, del "portatore"/supporto della pratica: conserva la doppia veste di importatore di un ordine istituzionale e di supporto generativo di nuove associazioni, mediando il rapporto tra practical e general understandings.
Tipologia dei portatori: sacerdotali importano e stabilizzano un ordine istituzionale consolidato (es. il Re Sole); profetici segnano una discontinuità e costituiscono un ordine nuovo (es. i corpi docili di Foucault); occasionali supportano una comprensione legata all'ordine costitutivo, senza normatività formalizzata (fare la coda, fumare).
Comprensione pubblica ("cultura del gioco": significati disponibili a livello sociale) e comprensione pratica ("cultura dei giocatori": comprensione tacita dei singoli partecipanti); il loro reciproco passaggio è il fuoco analitico del capitolo.
Categoria foucaultiana (1977) di rete eterogenea che comprende discorsi, istituzioni, architetture, leggi e decisioni normative; rispetto al "discorso" (solo enunciati) include comportamenti non discorsivi e materiali, ed è il momento operativo del potere disciplinare.
Nozione eliasiana (2004) che lega dimensione temporale e spaziale agli effetti simbolici del potere; il potere "di far vergognare" prodotto dalla socializzazione di lungo periodo è incorporato nelle strutture della personalità e trasportato oltre il momento dell'interazione.
Espressione di Coulter (1996): i fenomeni macro (Stati, città, ecc.) si rendono osservabili nella veste di categorie mobilitate nel momento della pratica, evitando sia di sussumere la pratica sotto la macrostruttura sia di considerarla onnirilevante.
Coppia concettuale di Latour (2005): gli intermediari trasportano significato senza trasformarlo (importano un ordine dato), i mediatori modificano i significati nel passaggio, producendo esiti indeterminati e supportando la costituzione di nuovi ordini.
Cuore della "sociologia della capacità pratica": l'analisi della capacità di una o più pratiche di orientare, dirigere e governare le risorse e le altre pratiche; il vocabolario si sposta dal possesso di agency alla capacità di giocare (playability).
Esito dell'approccio prasseologico radicale: la domanda passa da "come cambia una pratica" a quella sulla capacità di particolari pratiche, entro il plenum sociale, di operare come agenti di trasformazione che orientano e governano altre pratiche.
Flashcard
12 domande su questo capitolo. Tocca la carta per girarla.
Qual è la seconda critica di Turner affrontata in questo capitolo?
Il "problema della persistenza" (o trasformazione): come la sameness di una pratica si conservi e persista nello spazio e nel tempo oltre il momento contingente della performance.
Scorciatoie: spazio = gira · ← / → = naviga
Collegamenti nel volume
- Il capitolo completa il programma aperto da Turner nel capitolo 1: dopo aver risolto il "problema della trasmissione" su basi rituali nel capitolo 3, qui affronta il "problema della persistenza", la seconda delle questioni critiche turneriane.
- Riprende e mette al lavoro la nozione di Träger introdotta a partire da Weber e Marx nel capitolo 2, e l'"euristica del gioco" di matrice durkheimiana sviluppata nel capitolo 3 (cultura del gioco/cultura dei giocatori, general/practical understandings).
- Recupera le due teorie del potere già intuite da Ortner (capitolo 1) — egemonica e produttiva (Sahlins) — e le ricompone, superando la dicotomia tra prasseologia bourdieusiana (macrostruttura onnirilevante) e prasseologia garfinkeliana/etnometodologica (macrostruttura assente).
- Fornisce un fondamento sociologico ed empirico al vocabolario di Schatzki (plenum, fasci, costellazioni, ontologia piatta) esposto nel capitolo 1, colmandone il limite segnalato: l'assenza di una teoria della distribuzione asimmetrica delle risorse e del potere.
- Lo spostamento finale da agency a playability e da "come cambia una pratica" a "cambiamento come pratica" prepara il capitolo 5 ("Prasseologizzare il sociale"), dove vengono presentate la "seconda" e la "terza generazione" di teorici (Schatzki, Rouse, Swidler) e l'aggiornamento del mosaico contemporaneo.
- Gli autori di "prima generazione" qui mobilitati (Foucault, Elias, Sacks, Coulter, Latour) sono riletti retrospettivamente come fornitori di strumenti empirici per l'analisi dei portatori, in continuità con il "ritorno ai classici" annunciato alla fine del capitolo 1.